di Maria Teresa Abignente
Dicono che gli amici, quelli veri, sono quelli che ti aiutano a guardarti dentro, quelli che ti fanno scoprire che la vita senza cadute non ha senso, quelli che sanno accompagnarti sulla strada lasciandoti al tuo passo, senza forzarlo. Sono quelli che in certi momenti ti mettono dentro uno struggente bisogno di essere migliore, perché loro sono capaci di vederlo quel meglio che è in te. E lo amano.
Penso che Massimo per molti di noi sia davvero un amico: lo fa attraverso i libri che scrive e molto spesso da un palco, scegliendo gli incontri che poi ci lasciano quel sapore di buono e di autentico di cui avevamo bisogno; lo fa perché sa che la vita è tale solo se non ci sentiamo perfetti, accomodati, rassegnati.
Lo ha capito da ragazzo che Romena gli chiedeva questo: essere lo strumento per trasmettere un amore sempre possibile, declinato al plurale, che sia insieme.
Allora oggi, che ormai ragazzo non sei più vista la data importante che raggiungi, lasciati dire caro amico mio e di Romena, che ringrazio babbo Amos e mamma Gemma per la tua vita trasparente; che ringrazio Dio per aver instillato nel tuo cuore quella nostalgia di futuro che rende il tuo sguardo sempre luminoso; che dico grazie a Stefania, Elisa ed Alice che tanta parte di te condividono con noi. E che ringrazio Romena, per aver messo nelle tue mani la responsabilità della cura del suo messaggio. È nelle mani migliori, mani che sanno spingere e accarezzare, sostenere e lasciar andare.
Il tuo lavoro, tutto l’amore che investi fra le mura di Romena è per farci capire che quel futuro che sogniamo è già qua, e tu ne tracci la strada, come l’amico che va avanti per assicurarsi che il sentiero sia quello giusto. Come non esserne grati?


