Aveva conosciuto e amato l’artista, ma negli ultimi anni ha conosciuto molto da vicino anche l’uomo.
Don Luigi Verdi, il nostro “Gigi”, ha avuto la gioia di accogliere più volte Francesco Guccini a Romena, ma ha trascorso tante serate con lui anche nella sua casa di Pavana.
In un breve ritratto tratteggiato appena saputo della sua scomparsa, don Luigi ricorda alcuni aspetti che, in quegli incontri ravvicinati, lo hanno colpito.
Era davvero il “Maestro”
«Francesco era davvero il “Maestro”, non solo perché da giovane aveva insegnato. Lo era perché i veri maestri sono come lui: sono “rustici”, ma ti accarezzano le ali perché vogliono che tu sia libero. Ed era maestro per questa sua capacità di rinnovare continuamente la propria ispirazione».
La sua sobrietà
Mi piace sottolineare la sua sobrietà. La sobrietà è un modo di stare al mondo: chi è sobrio sa distinguere ciò che è essenziale da ciò che è superfluo. Lui aveva uno sguardo sobrio nel cuore e nella mente, era sobrio nei gesti e nei pensieri; per questo era capace di respiro, di attenzione, di libertà. Come i contadini, sapeva che la gioia vera della vita è in tutto quello che facciamo con attenzione, discrezione e rispetto. Così era consapevole che anche nello spazio della sua casa, nei mille frammenti di ogni giornata, nel groviglio delle relazioni, può nascondersi il senso dell’esistere.
Il suo amore per la vita
Francesco diceva che “vita” è la parola più ricorrente nelle sue canzoni. Nella canzone “Vite” dice: «E la mia vita cade in altra vita / ed io mi sento solamente un punto / lungo la retta lucida e infinita…». Lui amava la vita in ogni sua espressione, in ogni suo movimento; la amava nella sua unicità e per questo le offriva la sua fedeltà, il suo non arrendersi mai. Francesco amava la vita come i bambini: come loro la guardava senza morale, senza filosofia, senza religione, senza alcuna precauzione. Come i bambini s’imbarcava nelle piccole novità di ogni giorno con l’immediatezza delle anime semplici.
La sua sapienza
Francesco era sapiente da far paura. Il suo silenzio sembrava conoscesse tutte le risposte, e su ogni questione andava sempre in fondo, con intenzione diritta e volontà integra.
Mi è dolce pensare che sia esistito, pensare che un cuore come il suo abbia deliziato la nostra vita. Io dico sempre che, certo, torneremo tutti terra, ma fa differenza il tipo di terra in cui si torna: se terra disperata o terra innamorata. La sua è certamente terra innamorata.







Il saluto
«Carissimo Francesco, sei partito proprio il giorno in cui si ricorda la Trasfigurazione di Gesù. So bene che non ci credevi, che ti dichiaravi agnostico, ma permettimi di leggere questo segno così: la trasfigurazione ci dice che nella vita si può salire verso l’alto e illuminarci di luce. Mi piace immaginare così, oggi, questa tua partenza».
Luigi Verdi
Ciao Francesco!
Più che le nostre parole, le tue, quelle che sentiamo dentro, quelle che ci suonano dentro, meravigliose, come ciascuna delle tue canzoni.
Più che i nostri pensieri, i tuoi, la tua saggezza, la tua cultura, la tua ironia, la tua semplicità.
E nel silenzio, come un vento leggero, il nostro infinito GRAZIE!
Gli amici di Romena


