Leonardo Becchetti
Non si basa sul Pil, ma su ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Leonardo Becchetti, economista, ci fa entrare nel cuore di un’economia che mette al centro non i grafici, ma le relazioni umane e il senso del vivere.
Nella mia riflessione parleremo pochissimo dei problemi per concentrarci soprattutto sulle possibili soluzioni. In fondo quando andiamo dal medico, se le nostre analisi non vanno non ci interessa molto che ci spieghi nel dettaglio la patologia, ma siamo più contenti se ci prescrive la ricetta per il farmaco che la cura. Allora una analisi rapidissima dei problemi che suddivido in quattro ambiti: demografico, ambientale, sociale e di senso del vivere. La questione demografica: con il progresso abbiamo creato le condizioni di vita per tantissime persone: pensate che al tempo di Cristo la terra era abitata da circa 230 milioni di persone con una età media di circa 24 anni. Adesso siamo quasi 8 miliardi e l’età media è di 73 anni. Però adesso dobbiamo cambiare perché siamo arrivati a toccare i limiti di sopportazione del pianeta. Non si basa sul Pil, ma su ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Leonardo Becchetti, economista, ci fa entrare nel cuore di un’economia che mette al centro non i grafici, ma le relazioni umane e il senso del vivere. L’ambiente: il problema più serio che stiamo creando è l’accumulo di anidride carbonica che nell’atmosfera produce il cosiddetto effetto serra. Gli effetti sul clima li stiamo già sperimentando con ondate di calore, eventi climatici estremi e siccità. I problemi sociali: Questo sistema è incapace di distribuire bene quello che si produce. Pensate che ogni anno il Pil mondiale aumenta del 2-3%, ma questa ricchezza viene distribuita malissimo. Le dieci persone più ricche del mondo sono ricche come metà del pianeta. Il senso del vivere: Questa società è molto povera nella capacità di costruire il senso del vivere. Angus Deaton, premio Nobel dell’economia, nel libro “L’epidemia delle morti per disperazione” affronta il tema della trappola di senso per vivere. Andando a studiare migliaia di persone morte per overdose di oppio di nell’ultimo decennio, ha scoperto una serie di fattori che creano questa trappola: il basso reddito, la bassa istruzione, il senso di fallimento della vita, delle relazioni…
La ricerca della felicità
Questi sono i problemi. Ma come si possono risolvere? Noi economisti civili siamo partiti dalla ricerca della felicità. E c’è una cosa bella: oggi la felicità si può misurare. Ma ci dobbiamo chiarire sul concetto di felicità. Se la felicità è considerata come le emozioni e gli stati d’animo non la possiamo controllare e verificare. La felicità a cui mi riferisco è la soddisfazione che deriva dal progetto che hai dato alla tua vita. Quello dipende interamente da noi. La persona felice non è una persona che non ha problemi o non sperimenta momenti di tristezza. Ma è una persona che ha una direzione, che ha dato un senso alla sua vita. A me in particolare sembra che l’aspetto decisivo per entrare in questi problemi sia la generatività. Quando si è generativi? Quando si sente che il proprio contributo può migliorare il mondo. L’uomo è un essere relazionale, è felice se crea relazioni e se riesce a fare qualcosa che percepisce sia un valore per altri esseri umani. Ci sono studi che dimostrano che più le persone sono generative e più sono felici. E generativo in questi studi è una combinazione di creatività e compassione per gli altri. Partendo da questi presupposti l’economista civile diventa un po’ un medico sociale che, conoscendo le dinamiche e i meccanismi economici, può suggerire metodi e strumenti per migliorare la vita delle persone. Si tratta quindi di trovare e promuovere buone pratiche per far crescere la generatività.
Il voto col portafoglio
Qual è la strada per essere generativi nel mondo di oggi? Noi tutti insieme, e non solo io, che faccio l’economista? Una chiave che abbiamo identificato si chiama voto col portafoglio. Il potere forte dell’economia è il consumatore, perché tutto ruota attorno a quello che noi compriamo. Immaginate per un attimo di essere i consumatori di tutto il mondo. Se voi da domani vi convincete di essere consumatori responsabili, cioè di premiare col vostro voto col portafoglio i prodotti più sostenibili, da domani il mondo sarà già cambiato: resteranno le aziende sane e che lavorano secondo giustizia, equità e tutelando l’ambiente… Ma perché allora non lo facciamo? Ci sono cinque motivi. Il primo è la consapevolezza. La maggior parte delle persone non conoscono e non si rendono conto che possiamo votare con il nostro portafoglio. Il secondo è l’informazione: chi mi dice qual è il prodotto più sostenibile? Di chi mi fido? Terzo aspetto è il coordinamento: il piccolo consumatore da solo non può fare nulla, bisogna mettersi tutti insieme, o almeno in tanti. Quarto aspetto è il prezzo: spesso si compra quello che costa meno. E quinto fattore è la pigrizia; la gente è pigra e non vuole cambiare abitudini. Per ovviare a queste difficoltà abbiamo fatto nascere una proposta che si chiama Next, nuova economia. Una rete che cerca prima di tutto di mettere insieme cinquantacinque realtà del nostro paese: alcuni sindacati, associazioni dei consumatori, la Lega Ambiente, le Acli, l’ARCI e altri. La finalità è di mettere in relazione, in dialogo le aziende che vogliono fare un percorso verso la sostenibilità.
Un nuovo modo di fare politica
Quindi, per concludere, cosa vuol dire per noi oggi risplendere? In Italia la nostra forza è “il civile”, cioè la cittadinanza attiva, il terzo settore, tutte le associazioni, organizzazioni, cooperative, parrocchie, fondazioni, comunità. Se vogliamo migliorare le cose dobbiamo puntare sul civile. Che non potrà diventare un partito, ma che può creare uno spartito, perché in questo momento ha un vantaggio culturale. Oggi i politici sono troppo impegnati a gestire il potere e manca quell’anello di congiunzione con la gente, con le persone normali che una volta era svolto dai partiti. Ora lo possiamo fare noi e le varie associazioni del civile. Non so se sapete che prima delle elezioni la Costituzione è stata modificata. Perché? Per la proposta di un partito o di un politico? No. La rete di ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) ha proposto di inserire lo sviluppo sostenibile nella Costituzione e tutti i partiti all’unanimità hanno votato sì. Vedete come il civile può fare politica?
Tratto dalla rivista di Romena, n. 25/2022 E tu splendi invece…


