Il blog di Romena, a cura di Massimo Orlandi

Verso la “pura semplicità”

di Massimo Orlandi

Abbiamo visitato la pieve nei primi giorni di chiusura per lavori, con il cantiere ancora da allestire. Ed è emersa, ancora di più, la bellezza della sua nudità.

Bisogna togliere, invece che aggiungere. Fu la prima lezione che ci dette la pieve, agli albori della Fraternità. Era un invito delicato, ma chiarissimo.
Bastava entrare nei suoi spazi silenziosi e immergersi nel linguaggio semplice delle sue pietre e si capiva subito che la prima condizione per ritrovare un po’ di sé stessi era quella di tenere con sé solo l’essenziale.

Ho ripensato a quei momenti nella prima, e forse ultima visita alla pieve prima di vederla diventare un cantiere.
Per consegnarla all’impresa, che vi effettuerà lavori consistenti, soprattutto al tetto, la pieve è stata svuotata del poco che conteneva, l’icona, le panche, pochi altri oggetti simbolici.
La sua nudità è diventata assoluta, radicale. E, sarà forse anche per l’effetto che mi fa il pensiero di vederla chiusa per mesi, mi è sembrata ancora più bella.

Ora che è solo pietra, solo spazio, solo pieve, lo sguardo non indugia sui dettagli, riesce a vedere solo l’insieme. E quell’insieme produce un effetto di equilibrio, di armonia, di pace.
“Il senso della vita religiosa – diceva sorella Maria di Campello – sta nel raggiungere la pura semplicità”.
La nostra pieve è su quella strada.