Il blog di Romena, a cura di Massimo Orlandi

“L’arte è il mio modo di cercare Dio”

Li chiamava “i miei legni”. Erano, sono capolavori. Dietro le icone della pieve di Romena c’è la mano, e il cuore, di un’artista speciale, Margherita Pavesi Mazzoni. È mancata quindici anni fa, ma i suoi pensieri, come le sue opere, si leggono sempre al presente.

di Massimo Orlandi

La teologia di Romena è in un’icona. Chiunque sia entrato nella nostra pieve l’ha vista, appoggiata sui gradini. Gesù ha orecchie sporgenti sotto i capelli, perché vuol ascoltarti con attenzione, la bocca piccola, perché le parole non devono mai essere troppe, gli occhi socchiusi, perché non guarda chi sei e da dove vieni, ma ti invita a fermarti, a trovare pace nel silenzio.

Tanti si fermano davanti all’icona, in silenzio. Pochi sanno chi l’ha realizzata, insieme a tutte le altre che si trovano nella pieve. Margherita Pavesi Mazzoni. È venuta poche volte a Romena, ma ha saputo coglierne l’anima. Ha conosciuto Gigi nei primi anni del suo cammino di Fraternità, eppure ha saputo leggere le coordinate del suo sogno cristiano e interpretarlo in pochi segni. Nata a Milano nel 1930, Margherita ha vissuto gran parte della sua vita a Montepulciano (Si) dedicandosi all’arte della pittura, ma anche alla scultura e alla poesia. Nel suo cammino umano e spirituale è stata molto vicina all’esperienza di padre Giovanni Vannucci e dell’eremo delle Stinche, nel Chianti fiorentino nonché all’esperienza di Carlo Carretto negli eremi di Spello.

Margherita è morta nel 2010, all’età di 80 anni e riposa nel cimitero di Monte Senario. Di lei ricordiamo solo un momento pubblico con la gente di Romena, un incontro nella nostra sala del camino, nel 2000, da cui nacque una piccola intervista, che rispecchia la sua anima d’artista e le cui parole sono sempre, straordinariamente vive.

Margherita cos’è la creatività?
È una energia prorompente che si riversa nella nostra vita e ci permette di incontrare noi stessi e di dare il nostro piccolo contributo per scoprire nuova bellezza. Ogni espressione d’arte, infatti, non è che l’autobiografia di ciò che realmente siamo.

Da dove nasce questa energia?
Dall’ascolto. Occorre lasciarsi stimolare dalla bellezza di ciò che abbiamo intorno. Quando ti rendi ricettivo, tu divieni strumento di bellezza. Ed è lì che nasce il tuo piccolo contributo, il tuo granellino di sabbia. E la creatività può esprimersi in mille forme: è creativo per me anche fare l’arrosto in cucina, o preparare un piccolo altare sul camino.

Come è nata in te questa vocazione artistica?
Dalla contemplazione della natura. Fin da piccola la bellezza della natura mi coinvolgeva fino al punto di soffrirne. Ecco, io credo che la creatività abbia bisogno di una partecipazione forte. Non bisogna accontentarsi dei fumicelli fumiganti, ma essere incandescenti.

Nei tuoi lavori, si avverte sempre anche una forte tensione religiosa
Credo che la via dell’arte non sia lontano dalla via dei mistici. Perchè in essa c’è contemplazione, c’è travaglio. Goethe ha scritto che “tutto ciò che è visibile non è che simbolo della realtà invisibile”. Dostoevskij che “lo splendore del vero è rivelazione divina”.

Come sono nati ‘i legni’ di Romena?
Ho semplicemente cercato di creare forme essenziali e primitive perché lo richiedeva l’arcaicità di questo luogo.

Che rapporto c’è tra la creatività e la tecnica con la quale essa si esprime?
Ti rispondo con una domanda. Si può scalare una montagna a piedi nudi? No, occorre l’equipaggiamento necessario. Ecco, la tecnica rappresenta questo. Se noi, attraverso la determinazione e la disciplina non ci appropriamo delle tecniche e degli strumenti necessari, finiamo per lasciare la nostra creatività sotto la cenere.

Quindi è fondamentale la perseveranza?
Certo. La cultura, i grandi maestri, lo studio del passato devono accompagnarci sempre e sostenere l’aspirazione a creare forme nuove. Dobbiamo invece guardarci dal rischio del narcisismo e non restringere la nostra attività a un solo campo. Se fai il musicista e suoni solo il violino, se fai il pittore e dipingi solo a olio, rischi di avere il paraocchi. Solo studiando forme nuove è possibile evolvere nella nostra creatività. Nei titoli delle mie opere, per esempio, io mi sono ispirata a una forma poetica giapponese, l’aiku, nella quale una poesia dura lo spazio di 17 sillabe.

Puoi farmi un esempio?
“Un cielo vuoto di rondini / il cuore potrebbe morirne”.

E tu Margherita ti sei mai raccontata in una poesia?
Sì, anche se è un po’ più lunga di un aiku: “Sono antica come l’acqua e la luna / e come l’acqua e la luna sempre nuova. Fluisco nel tempo / e come pietra il tempo mi scolpisce”.


Tratto dalla rivista di Romena, n. 21/2021 A riveder le stelle